19 Dicembre 2018
LA STORIA
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LA STORIA

...RIGUARDO AL C.S.I.
Il Centro Sportivo Italiano è un´associazione riconosciuta dalla Conferenza Episcopale e dal CONI quale ente di Promozione Sportiva dallo Stato Italiano con finalità esistenziale.



Il CSI Bisuschio da quindici anni è associato al CSI nazionale.
...RIGARDO A BISUSCHIO
Bisuschio è un piccolo paese della Valceresio giacente sulla strada regia che da Varese conduce a Porto Ceresio. La suddetta strada, che da sempre ha rappresentato la principale via di collegamento attraverso il lago di Lugano per la Svizzera, è la statale 344 che durante l´impero romano ed il Medio Evo da Milano passava per Castel Seprio, Arcisate, Ponte Tresa e portava al Gottardo.

Si tratta di un piccolo centro abitato (3794 abitanti per una superficie di 7,1 chilometri quadrati) situato a 345 metri sopra il livello del mare, ma il territorio del comune risulta compreso tra i 325 e i 1042 metri con un´escursione altimetrica complessiva di 717 metri.

Si trova a metà della valle che da Ceresio prende il nome, la cui estensione include il territorio che da Varese conduce fino al lago di Lugano ampliandosi in una conformazione morenica modellata dai ghiacciai e dai fiumi immediatamente a nord di Arcisate.
Bisuschio faceva parte della pieve di Arcisate, ancor oggi punto di riferimento tanto storico quanto geografico per l´intero contesto territoriale.

Arcisate, assieme a Induno Olona, era il punto di arrivo delle vie di comunicazione che provenivano dal Verbano e dal Ceresio oltre che via di transizione del rame estratto a Baveno e Maccagno, dell´argento della Martica e di stagno, ferro, rame e oro degli Elvezi.
Il suo nucleo urbano è costituito dal complesso della Collegiata di San Vittore, dal campanile romanico e dal battistero.

A sud-est del paese, percorrendo la strada che conduce verso Bisuschio e in corrispondenza dell´antico nucleo abitato denominato "al Ponte" si trova un piccolo laghetto indicato dalle carte topografiche come "Laghetto Cicogna".

Percorrendo la strada verso il lago di Lugano troviamo i monti Monarco, Rho, Sasso del Corno, Minisfreddo, Poncione di Ganna, Val de´Corni e Piambello che costeggiano il lato sinistro della valle; il lato destro al contrario è caratterizzato dal monte Useria, in posizione isolata, seguito dai monti S. Elia, Orsa, Pravello e Grumello.

Tutta la valle, specialmente da Bisuschio a Porto Ceresio, è solcata da numerosi fiumi la cui portata d´acqua risulta tuttavia assai modesta (il principale è probabilmente il torrente Brivio, affluente del lago di Lugano). Molti sono anche i toponimi che ci invitano a pensare ad un´intensa attività di molitura e di sfruttamento dei corsi d´acqua nella zona (Molino del Torchio, Roggia Molinara).

Numerosi anche i laghi nelle vicinanze, di cui il meno distante è quello di Lugano costituente il confine naturale con la vicina Confederazione Elvetica e che un tempo costituiva la principale via per raggiungere il centro Europa.

Oltre a quelli citati, altri sei comuni fanno parte della Valceresio: Besano, famoso per i suoi giacimenti fossiliferi, Viggiù e Saltrio con le rinomate cave di arenaria, Cuasso al Monte, conosciuto per il porfido rosso, Brusimpiano e Clivio.
...RIGUARDO ALLA VILLA CIGNOGNA
Vanto di Bisuschio risulta essere la presenza di Villa Cicogna a Bisuschio, profondamente integrata con l´ambiente in cui è inserita e con il quale è riuscita a creare nel corso dei secoli un tipo di rapporto esteticamente assai alto che sottolinea la funzione organizzativa che la villa stessa ha avuto all´interno di questo paesaggio naturale e rurale.

(contributo fornito da Alessandro Volonté)
CSI NAZIONALE

Il Centro Sportivo Italiano è la più antica associazione polisportiva attiva in Italia.
Ha festeggiato quest´anno il suo sessantennio anno dalla fondazione, che risale al 1944, su iniziativa della Gioventù Italiana di Azione Cattolica.
Idealmente si voleva proseguire l´esperienza della FASCI (Federazione delle Associazioni Sportive Cattoliche Italiane), creata nel 1906 dall´Azione Cattolica Italiana e sciolta nel 1927 dal regime fascista.
Oltre un secolo di storia, durante il quale la pratica sportiva si è trasformata da fenomeno di èlite a fenomeno di massa.
In tutti questi anni un impegno costante, una ragione di fondo semplice quanto delicatamente gravosa: sostenere uno sport che vada incontro all´uomo.

La fondazione del Centro Sportivo Italiano
Il 5 gennaio 1944, la Direzione generale dell´Azione Cattolica approvava l´iniziativa del prof. Luigi Gedda, di intraprendere la costituzione di un organismo specializzato per lo sport, con la denominazione di "Centro Sportivo Italiano".
Pur dichiarandosi quale prosecuzione ideale della FASCI, la stessa nuova denominazione, nei confronti della precedente, voleva indicare una precisa apertura apostolica verso tutta la gioventù italiana e non più limitarsi alle sole associazioni sportive cattoliche.
Nella primavera una apposita commissione, installata dalla Presidenza centrale dell´Azione Cattolica, redige una bozza di statuto e di regolamento organico. Nell´autunno del 1944 viene approvato il primo Statuto del CSI, che pone a fondamento dell´azione associativa il fine di "sviluppare le attività sportive ed agonistiche guardando ad esse con spirito cristiano, e cioè come ad un valido mezzo di salvaguardia morale e di perfezionamento psicofisico dell´individuo": questo sport dalla forte valenza educativa va esteso al "maggior numero possibile di individui". È il principio cardine dell´Associazione: il CSI è promosso da cristiani, ma è aperto a tutti e collabora con quanti si impegnano per uno sport a servizio dell´uomo.
La nuova associazione, che muove i primi passi in un´Italia ancora divisa in due, afferma nella nascente Italia democratica il diritto dei cittadini ad associarsi liberamente per praticare un´attività sportiva. In un Paese interamente da ricostruire, dove anche gli impianti sportivi mostrano i segni della guerra appena terminata, lo sport del CSI si forma inizialmente all´ombra dei campanili: le sue Società sportive si coagulano attorno agli Uffici Sportivi Diocesani e sono espressione, per la maggior parte, di Parrocchie e Istituti religiosi.

Pio XII il "Papa degli sportivi"
Se Gedda è lo stratega della organizzazione cattolica dello sport, è tuttavia Pio XII che ne definisce gli obiettivi ideali, i princìpi educativi, le finalità morali. È stato scritto che Pio XII "ultimo papa d´una chiesa ierocratica in una visione simbolica post conciliare, è invece tra i primi, forse il primo, pienamente inserito in una società di massa" e che "ebbe il senso vivissimo dei mezzi di comunicazione di massa, cogliendone il potere reale e dedicando ad essi grande cura". Anzi si può affermare che Pio XII fece degli strumenti di comunicazione di massa uno dei mezzi privilegiati per l´instaurazione di quella societas christiana che costituì uno dei tratti più significativi del suo pontificato.
E certamente lo sport rientrava fra gli strumenti di comunicazione di massa. Non a caso, nei suoi vari discorsi il riferimento allo sport è frequente e sicuramente per assiduità non ha precedenti coi suoi predecessori. A ulteriore conferma dell´interesse di Pio XII in materia di sport resta anche tutta una serie di significativi episodi che inauguravano uno stile del tutto nuovo. Nel 1946 riceveva, ad esempio, ed era la prima volta nella sua trentennale storia, la carovana del Giro d´Italia, secondo una consuetudine che si sarebbe negli anni ripetuta.
Un episodio significativo dell´attenzione pacelliana allo sport si ha nella pubblica menzione che Pio XII fece di Gino Bartali in un discorso ufficiale. Il 7 settembre 1947, dinanzi agli Uomini di Azione Cattolica in piazza San Pietro, così si esprimeva "Il tempo della riflessione e dei progetti è passata. È l´ora dell´azione. La dura gara di cui parla San Paolo è in corso. Siate pronti. È l´ora dello sforzo intenso. Anche pochi istanti possono decidere la vittoria. Guardate il vostro Gino Bartali, membro dell´Azione Cattolica: egli ha più volte guadagnato l´ambita maglia. Correte anche voi in questo campionato ideale, in modo da conquistare una ben più nobile palma".

Ad ognuno il suo sport
Già nell´immediato dopoguerra il CSI si fa promotore di innovative proposte di attività sportiva, modellate per le diverse fasce di popolazione. Nei mesi di maggio e giugno 1945 il CSI organizza, con la collaborazione tecnica delle Federazioni sportive nazionali e del CONI, i Campionati Studenti Medi. Hanno fatto seguito, nei mesi estivi, i Campionati Sportivi del Lavoratore, ideati e lanciati dal CSI al quale si sono poi uniti il CONI, l´ENAL e la CGIL.
Nel 1945, in collaborazione con la GIAC, nascono anche i Campionati Studenteschi, che promuovono la pratica sportiva nelle scuole di tutta Italia, mentre nei primi mesi del 1949 debuttano i Campanili Alpini (in collaborazione con la FISI e il settimanale per ragazzi della GIAC "Il Vittorioso") e, successivamente, i Campanili Marini, che mirano a diffondere, rispettivamente gli sport invernali e natatori, in ogni Comune tra gli italiani delle diverse età.
Contemporaneamente si organizzano su tutto il territorio nazionale anche attività di tipo tradizionale, in accordo e collaborazione con le Federazioni Sportive Nazionali.
Negli anni successivi si replica con intensità crescente. Si gioca e si gareggia dappertutto sotto i colori blu-arancio del CSI: non solo nei cortili delle Parrocchie, ma anche negli stadi, nelle piazze, sulle strade. Nascono il Trofeo della Montagna (1946), organizzato, in collaborazione con gli Alpini, per i "militari, valligiani e cittadini"; Ju Sport, per i ragazzi dai 10 ai 14 anni; Sport Vitt e le Olimpiadi Vitt, per i giovani dai 16 ai 20 anni.
Seguirà anche Arcobaleno sport: una serie di attività adatte ai ragazzi, che si articolano in otto trofei dai colori dell´arcobaleno e comprendono pallacanestro, nuoto, atletica leggera, pallavolo, calcio, rugby educativo, pattinaggio, tennistavolo.


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